Rubrica del medico - Le malattie infettive legate all'acqua

acqua

 
Le malattie infettive legate all'acqua
Nella foto, un pozzo per essere umani e animali in Burkina Faso
 
Malattie infettive causate da batteri patogeni, virus e protozoi parassiti sono tra i più comuni e più diffusi rischi per la salute causati dall’acqua. La gente entra in contatto con questi microorganismi attraverso l’acqua contaminata, le gocce dell’acqua, l’aerosol e lavandosi o bagnandosi. Alcuni microorganismi patogeni trasportati dall’acqua possono causare malattie gravi o mortali. Alcuni esempi sono la febbre tifoide, il colera e l’epatite A o E. Altri microorganismi inducono malattie meno pericolose. La diarrea è spesso il sintomo principale. Le persone con bassa resistenza, soprattutto anziani e bambini piccoli, sono soprattutto soggetti a queste malattie.
 
Le malattie legate all’acqua possono essere classificate in questo modo:
• Malattie trasmesse per contagio oro fecale.
• Malattie dovute a microrganismi presenti nell’acqua.
• Malattie trasmesse da insetti vettori e da animali che vivono nell’acqua.
Il primo gruppo di malattie viene così descritto per la facilità di trasmissione dovuta al circuito feci, mani, bocca in carenza di elementari norme igieniche. I microrganismi possono essere presenti nell’acqua inquinata e trasmessi all’uomo per ingestione, per contatto diretto o per utilizzo di tale acqua per lavare o irrigare alimenti; oppure sono trasmessi dalle mani contaminate alla bocca. Ciò ovviamente è facilitato dall’assenza o dalla penuria di acqua.In questo primo gruppo ricorderei due tra le più importanti protozoosi intestinali come l’amebiasi e la giardiasi, mentre tra le elmintiasi la dracunculosi.Tra le malattie batteriche il colera e la febbre tifoide, mentre tra quelle virali senza dubbio l’epatite A e l’epatite E.
 
L’AMEBIASI è una malattia ubiquitaria sostenuta da Entamoeba histoyitica che non deve essere confusa con le altre numerose amebe non patogene.La maggior parte delle infezioni decorre in forma asintomatica, anche se in alcune circostanze, possono divenire clinicamente importanti. La forma intestinale può assumere i caratteri della dissenteria acuta, con febbre e diarrea muco-sanguinolenta. La forma extraintestinale è prevalentemente quella epatica che si manifesta sotto forma di ascesso.

La DRACUNCULOSI è sostenuta da larve che , emesse dalla femmina del verme fuoriuscita dalla cute, cadono nella acque stagnanti e vengono ingerite da piccoli crostacei (Cyclops). L’uomo si infesta bevendo l’acqua dei pozzi e dei laghi ingerendo le larve che vengono liberate nello stomaco, migrano attraverso l’intestino e diventano adulte. Le femmine dopo l’accoppiamento, migrano verso i tessuti sottocutanei, dove crescono fino a diventare lunghe talvolta anche un metro.
Tra i batteri più pericolosi sicuramente i vibrioni colerici rappresentano gli agenti di una malattia che negli ultimi anni è ritornata alla ribalta. Il COLERA è dunque una malattia largamente diffusa in molti Paesi del Secondo e Terzo mondo, dove le condizioni di igiene precarie portano ad un alto rischio di infezione. Ciclicamente, a causa dell’insorgenza di nuovi tipi di batterio, si possono diffondere epidemie globali della malattia, che colpiscono soprattutto i paesi a rischio. Ad oggi se ne sono registrate sette, l’ultima delle quali causata dal Vibro Cholerae O1 biotipo El Tor. In molti Paesi in via di sviluppo il colera è una malattia endemica, cioè costantemente presente nella popolazione. In questi paesi l’incidenza è più alta nei bambini e diminuisce con l’età, grazie all’acquisizione dell’immunità. Nei paesi non endemici la malattia si distribuisce invece in modo omogeneo nelle varie fasce d’età.Il vibrione colerico è diffuso globalmente ma infetta in particolare l’Africa per il 94% dei casi. La causa principale della sua diffusione sono l’alto tasso d’inquinamento dell’acqua utilizzata per bere e per l’igiene personale e la scarsa presenza di strutture sanitarie adeguate. Purtroppo si tratta di un tragico circolo vizioso: i Paesi con governi meno attenti ai bisogni della loro popolazione sono quelli a maggior rischio di contaminazione, l’alta probabilità di diffusione delle malattie interessa anche l’economia locale impoverendo un mercato già fortemente scarso di risorse e ad alto rischio di corruzione e malgoverno. È il caso dell’ultima epidemia di colera in Zimbawe dove sono stati segnalati 91.164 casi e 4.037 decessi dall’inizio della epidemia (agosto 2008). La letalità è quindi scesa dal 6% di gennaio al 2,3% della fine di marzo 2009, quando grazie all’azione ben coordinata del WHO vi è stata anche una significativa riduzione del numero dei casi.

Tra gli agenti virali la fa da padrone il virus dell’EPATITE A diffusa in tutto il mondo sia in forma sporadica che epidemica. Nei PVS gli adulti sono di solito immuni e pertanto i viaggiatori provenienti dai paesi occidentali e in particolare i bambini, figli di immigrati, in occasione del loro primo viaggio in aree altamente endemiche, diventano i soggetti a maggior rischio di contrarre questa infezione con possibilità di malattia e conseguente ospedalizzazione e di generare successive epidemie nell’ambito di comunità quali asili o scolaresche.
Per prevenirle è importante educare la popolazione sull’importanza del lavaggio delle mani, sulla necessità dello smaltimento delle feci umane in modo igienico, mantenendo le latrine prive di mosche. Proteggere, purificare e clorare le forniture d’acqua pubblica evitando possibili connessioni di riflusso fra l’acqua potabile ed i sistemi di smaltimento dei rifiuti. Trattare l’acqua chimicamente o bollirla per la prevenzione di singoli individui e di piccoli gruppi è valido inoltre nel caso si viaggi o si svolgano attività in zone non fornite di acquedotti.

È inoltre importante controllare le mosche tramite l’uso di reti, con insetticidi, spray e usando trappole o esche insetticide; controllare pure i luoghi di riproduzione delle mosche con frequente raccolta e smaltimento dei rifiuti e prevedere misure di controllo delle mosche nella costruzione e manutenzione delle latrine.Va inoltre sottolineato che alcune di queste patologie possono essere prevenute mediante opportuna vaccinazione. Ovviamente per un viaggiatore che si rechi in aree endemiche i vaccini per l’epatite A, il colera e il tifo sono fortemente raccomandati, specialmente se si può prevedere che il viaggio esponga al contatto con cibo ed acqua non sicure o a contatti stretti con popolazioni indigene in aree rurali.
Per quanto riguarda le malattie del secondo gruppo, i microrganismi responsabili vivono e si riproducono nell’acqua. L’uomo si infetta per contatto diretto lavandosi o bagnandosi in acque contaminate. Si tratta per lo più di acque dolci, prevalentemente stagnanti per scarso ricambio idrico o utilizzate per irrigazione. La penetrazione degli agenti patogeni avviene direttamente attraverso la pelle, specialmente se sono presenti delle piccole lesioni o abrasioni.
Tra queste vanno ricordate le SCHISTOSOMIASI, urinaria e intestinale, e l’ANCHILOSTOMIA-SI.

Si stima che oltre 160 milioni di persone siano infestate dallo schistosoma, malattia che talvolta può causare morte ma soprattutto invalidità in decine di migliaia di malati, soprattutto in Africa Sub sahariana per quanto concerne le forme da S. haematobium e S. mansoni, e nel sud est asiatico per quanto concerne invece S. japonicum e S. mekongii. La diffusione delle schistosomiasi, sia per quanto riguarda la forma urinaria, sia per quelle intestinali ed epatiche, è fortemente legata al cattivo smaltimento degli escrementi secondario all’assenza di fonti di acqua.È quindi utile, per prevenire, educare la popolazione nelle aree endemiche circa le modalità di trasmissione ed i metodi di protezione. È fondamentale pertanto lo smaltimento di feci ed urine in modo tale che le uova non possano raggiungere i corsi d’acqua popolati dai molluschi, ospiti intermedi. Diventa una priorità migliorare inoltre i sistemi di irrigazione di coltivazione, ridurre gli habitat dei molluschi rimuovendo la vegetazione o drenando e riempiendo le aree umide; può essere importante trattare i luoghi di crescita dei molluschi con molluschicidi.

Infine al terzo gruppo appartengono quelle patologie che non sono determinate da microbi presenti direttamente nell’acqua, quanto piuttosto da piccoli animaletti, in genere insetti, che fungono da vettori di malattia. Tali insetti trovano il loro habitat naturale e vivono in prossimità di acque (per lo più stagnanti) e fungono da ospiti per i microrganismi patogeni che vengono trasmessi nell’uomo al momento della puntura: è quanto si verifica per la malaria , la dengue o la malattia del sonno (tripanosmiasi africana).

Per quanto riguarda la MALARIA sappiamo che circa 1,5 milioni di persone muoiono di malaria ogni anno, il 90% delle quali sono dei bambini. Ogni anno si manifestano 500 milioni di nuovi casi, la maggior parte a carico dell’Africa sub sahariana. Progetti di irrigazione sempre più intensi insieme alle dighe hanno contribuito ad incrementare la diffusione di questa malattia ed hanno permesso il proliferare delle anopheles, le zanzare notturne vettori di malattia.Attraverso il morso di zanzare infette soprattutto l’aedes aegypti che ha abitudini diurne con mgassimi livelli di attività due ore dopo l’alba e diverse ore prima del tramonto viene trasmesso il virus della DENGUE. Sia l’Aedes aegypti che l’Aedes albopictus sono presenti in aree urbane, quest’ultima anche in zone temperate. La dengue è una malattia acuta, febbrile ad inizio brusco con febbre, cefalea intensa, artromialgie, dolori retrorbitali, rash. Una successiva infezione con un sierotipo differente dal precedente può esacerbare una forma emorragica anche molto grave.

Per quanto riguarda la TRIPANOSOMIASI AFRICANA o malattia del sonno essa è confinata all’Africa tropicale fra il 15° S ed il 20° N di latitudine, che corrispondono alla distribuzione della mosca tse tse. Durante le esplosioni epidemiche la prevalenza può raggiungere e superare il 70%. Si possono manifestare epidemie quando per qualunque ragione, i contatti uomo-mosca sono aumentati o quando i ceppi virulenti di tripanosomi sono introdotti in un’area infestata da mosche tse tse per spostamenti di mosche infette. Ove le mosche del gruppo Glossina palpalis sono i vettori principali, come in Africa Occidentale e Centrale, l’infezione si manifesta principalmente lungo i corsi d’acqua dove le foreste confinano con i fiumi e gli stagni (foreste galleria).
La prevenzione di tutte queste malattie legate a vettori “acquatici” si fonda pertanto sull’educazione sanitaria della popolazione sulle misure per l’eliminazione o la distruzione degli habitat delle larve e sui mezzi di protezione personale contro le zanzare ad abitudini diurne e notturne, compreso l’uso di schermi, zanzariere, abiti protettivi e repellenti e contro le mosche fino a distruggere gli ambienti in cui esse abitano senza raccomandare la distruzione indiscriminata della vegetazione. È utile disboscare le macchie e le zone di erbe alte intorno ai villaggi quando si verificano casi di trasmissione peridomestica. È molto importante ridurre la popolazione delle mosche mediante l’uso appropriato di trappole e di zanzariere impregnate con deltametrina e con l’uso locale di insetticidi.
 

S. Caligaris, F. Buelli, B. Autino, P. Rodari, P.F. Giorgetti

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