Rubrica del medico - Allarme Dengue: rischio globalizzato?

Allarme Dengue

Ultimo rischio, un tempo riservato a chi viaggiava nei paesi tropicali, ma ormai "globalizzato", è la febbre Dengue , provocata dalla puntura della zanzara Aedes aegypti.

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Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attualmente un terzo della popolazione mondiale vive in aree di rischio di contatto con la zanzara della Dengue. Ma nei prossimi decenni questa percentuale è destinata a raddoppiare: fino al 2085 tra il 50% e il 60% degli abitanti del pianeta vivranno in zone infestate dalla zanzara Aedes.

Oltre alle temperature elevate, l'effetto serra sta rendendo sempre più comuni eventi estremi, come le grandi tempeste. E le pozze che si formano a seguito dei temporali sono l'habitat naturale per il moltiplicarsi delle uova della Aedes aegypti, così chiamata perché scoperta per la prima volta in Egitto, nel 1762.

Le zanzare Aedes, a differenza delle Anopheles (zanzare che trasmettono la malaria), pungono nelle ore diurne, con un massimo di attività nelle due ore successive all'alba e nelle ore che precedono il tramonto.

Un'altra specie di Aedes, la zanzara aedes asiatica (Aedes Albopictus) è nativa delle zone tropicali e subtropicali del sud-est asiatico. Le zanzare Aedes hanno notevoli capacità di adattamento anche a climi temperati e relativamente freddi. Possono sfruttare per la riproduzione anche piccolissime raccolte di acqua piovana, quali quelle che si formano nei barattoli vuoti, nei sottovasi, nelle vasche ornamentali, nei pneumatici usati.

Ed è soprattutto grazie ai trasporti di pneumatici usati che i primi esemplari hanno raggiunto l'Albania nel 1979, e da allora si è diffusa progressivamente al punto che il centro per il controllo delle malattie europeo (Ecdc) l'ha censita ormai in 15 paesi del continente. Insieme agli insetti sono arrivate anche diverse malattie, come la West Nile Fever e la Chikungunya, già responsabili di focolai anche in Italia. Una sola zanzara Aedes può contagiare nel corso della sua vita (45 giorni circa) fino a 300 persone.

Ma che cos'è la Dengue. Le origini del termine dengue non sono note, ma una delle teorie più accreditate vuole che derivi dalla frase in lingua swahili Ka-dinga pepo, che descrive una malattia causata da uno spirito maligno. Il termine swahili dinga potrebbe derivare dalla parola spagnola dengue, che significa fastidioso; termini che descrivono l'andatura di una persona che soffre il caratteristico dolore osseo dovuto alla malattia. Il termine febbre spaccaossa fu invece utilizzato per la prima volta durante l'epidemia del 1789-90 a Filadelfia. Il termine dengue divenne il più utilizzato solo a partire dal 1828.

La malattia è presente allo stato endemico in gran parte del Sud-Est Asiatico, in Africa, in America Centrale e Meridionale, in Oceania.

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La dengue sia nella forma classica che in quella emorragica è provocata da virus appartenenti al genere Flavivirus, genere cui appartiene anche il virus responsabile della febbre gialla.

Si conoscono 4 tipi di virus della dengue (dengue 1, 2, 3, 4) con caratteristiche antigeniche leggermente diverse. Al superamento dell'infezione da parte di un virus della dengue segue un'immunità persistente, ma diretta specificamente verso quel virus e non verso gli altri tre tipi.

La presenza di anticorpi contro uno dei virus della dengue può anzi condizionare l'evoluzione di eventuali altre infezioni da parte degli altri sierotipi verso quadri di maggiore gravità o verso la forma di dengue emorragica.

E’ una malattia virale acuta con un periodo di incubazione mediamente di 5-7 giorni, che può presentarsi, dal punto di vista sintomatologico e prognostico, in due forme distinte:

• dengue classica;

• dengue emorragica, con o senza stato di shock.

La dengue classica, forma benigna, solitamente nei bambini piccoli si manifesta con febbre, accompagnata da una eruzione cutanea di tipo maculo papuloso mentre negli adulti  simula una forma influenzale, con febbre, cefalea, dolori osteo-articolari e muscolari (ricordiamo il termine di  febbre rompiossa), con o senza comparsa dell'esantema maculo- papuloso. A volte nella dengue classica possono comparire lievi manifestazioni emorragiche, sotto forma di perdita di sangue dal naso e dalle gengive.

La forma di dengue emorragica (DE) è particolarmente frequente nelle regioni del Sud-Est Asiatico e del Pacifico, ma epidemie di questa forma sono sempre più segnalate anche dalle regioni caraibiche e dall'America meridionale.

La DE si manifesta con un andamento a due fasi: nella prima abbiamo gli stessi sintomi della forma febbrile; nella seconda scompare la febbre, ma le condizioni del paziente possono improvvisamente peggiorare con comparsa di profonda astenia e abbassamento della pressione sanguigna.

In questa seconda fase sono frequenti fenomeni emorragici, quali petecchie, ecchimosi, epistassi, emorragie a carico dell'apparato gastrointestinale (presenza di sangue nel vomito e nelle feci).

Nei casi gravi si può arrivare allo stato di shock con una mortalità, nei casi non trattati, del40-50%.

Considerata l'indistinguibilità, sul piano sintomatologico, della Dengue classica non esantematica da altre malattie accompagnate da febbre e sintomi simil-influenzali, la diagnosi avviene attraverso specifici esami di laboratorio, volti alla ricerca di anticorpi specifici, all'identificazione di materiale genico del virus mediante PCR, o alla ricerca di alterazioni dei parametri ematici tipiche della malattia

In chi ha effettuato il vaccino per la febbre gialla si possono avere false positività per la cross reazione degli anticorpi.

La dengue sta diventando un serio problema di sanità pubblica, anche in Paesi in cui la comparsa della malattia in forma endemica è piuttosto recente (vedi America Centrale e Meridionale).

A differenza delle Anopheles le zanzare Aedes si riproducono anche in ambienti contaminati, sfruttando piccolissime raccolte d'acqua piovana, il che favorisce la loro presenza in ambienti urbani, degradati e non.

L'aumento della frequenza di questa malattia è da attribuire in parte anche a fenomeni di massiccia urbanizzazione, con persistenza di condizioni igienicosanitarie che favoriscono la proliferazione di insetti nocivi e vettori di malattie.

Negli ultimi anni, ha contribuito all'aumento dei casi di Dengue nell'Europa Occidentale anche l'accresciuto numero di viaggi e spostamenti. ''Grazie alla globalizzazione, persone e merci ormai circolano molto rapidamente facilitando il contagio della malattia''.Dal momento che non sono ancora disponibili al momento attuale vaccini contro la dengue, possiamo parlare solo di prevenzione e di controllo della malattia, misure queste che devono essere intraprese a livello collettivo e che risiedono nell'attuazione di tutte quelle norme volte ad eliminare o ridurre l'infestazione da zanzare e vanno dalla pronta rimozione dei rifiuti solidi urbani, al corretto allontanamento e smaltimento delle acque di fogna, agli interventi periodici di disinfestazione, alla eliminazione, soprattutto in prossimità delle abitazioni.

A livello di prevenzione individuale è estremamente importante l'utilizzo corretto di misure di protezione personale, che dovranno essere seguite tenendo presenti le abitudini "diurne" di queste zanzare come ad esempio:

  • indossare abiti di colore chiaro che coprano la maggior parte del corpo;
  • applicare sulla cute esposta repellenti per insetti a base di dietil-toluamide o di icaridina ripetendo se necessario l'applicazione ogni 2-3 ore; per i bambini molto piccoli e le donne gravide è consigliato il citrodiol (Eucalyptus citriodora) prodotto praticamente privo di effetti collaterali; repellenti per gli insetti ed insetticidi a base di piretroidi possono essere spruzzati anche direttamente sugli abiti;
  • alloggiare preferibilmente in stanze dotate di condizionatore d'aria ovvero, in mancanza di questo, di zanzariere alle finestre, curando che queste siano tenute in ordine e ben chiuse;
  • spruzzare insetticidi a base di piretro o di permetrina nelle stanze di soggiorno e nelle stanze da letto.

 

Dott. Silvio Caligaris
Vice-presidente MMI, Clinica di Malattie Infettive e Tropicali, Spedali Civili Brescia


Bibliografia:

  • Whitehom J, Farrar J (2010). Dengue, Br Med. Bull. 95: 161-73
  • Simmons CP, Farra JJ, Nguyen V, Willis B. Dengue N Engl J Med 366 (15): 1423-32
  • WHO, Dengue Guidelines for Diagnosis, Treatment, Prevention and Control, Ginevra, World Health Organisation, 2009

 

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