Regali speciali: un thriller per Medicus Mundi

scala candotti 2017La Scala di Paolo Candotti
Un libro-dono per MMI

Nuovo libro-dono del veterinario Paolo Candotti, già autore dei racconti per bambini Le Avventure del Camiciola e Tutti a nanna:  Del prezzo di copertina pari ad € 15 stabilito dall'Editore, € 10 verranno devoluti a MMI per sostenere il Progetto No One Out! che MMI sta realizzando in Kenya. Il romanzo è del genere Thriller e sarà disponibile dalla prima settimana di dicembre.

La trama
La Scala (Edizioni Arti, Brescia 2017) si ispira ad una delle più tristi pagine italiane della seconda guerra mondiale, il rastrellamento del Ghetto di Roma del 16 ottobre del 1943. Dalle immagini di quella inconcepibile apocalisse dell’uomo inizia la sequenza di inusuali episodi di morte nel romano Palazzo del Ramo. Il commissario Argenti deve sfidare la sua stessa ragione per comprendere cosa terrorizza quella che apparentemente sembra una tranquilla comunità di inquilini. Quei morti erano davvero troppi perché si tratti solo di coincidenze.

scala candotti 2017

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Capitolo 1

Roma, giugno
Un capannello di persone attorniava un portone di legno massiccio incastonato nel bel portale di pietra del palazzo del Ramo, chiamato così per un ramo scolpito che campeggiava sul suo architrave.
I presenti stavano sbirciando all’interno e tra loro si passavano notizie su quanto fosse accaduto. I più si giravano verso la strada per vedere se stesse arrivando l’ambulanza, borbottando su quanto ancora ci sarebbe voluto per soccorrere il poveretto.
«Forse un malore! Credo che sia caduto e abbia sbattuto violentemente la testa» diceva uno.
«È morto fulminato» diceva un altro, tenendo tra le gambe la borsa della spesa appena fatta.
L’ambulanza arrivò a sirene spente e parcheggiò con calma senza movimenti bruschi. Forse erano già stati informati che il loro arrivo era oramai inutile.
A sirene spiegate arrivò, invece, la polizia che si fece largo tra la folla; gli uomini in divisa riuscirono a entrare facendosi largo tra i curiosi.
Il commissario Argenti, affiancato da altri uomini in uniforme, superò il cortiletto di pietra serena, reso sconnesso dal tempo, e si avvicinò all’androne visibile grazie alle porte spalancate.
Un bel po’ di gente andava e veniva e il grande vano si illuminava d’improvviso per effetto dei flash del fotografo del medico legale.
Tutti si salutavano con freddezza istituzionale e, giocando al ruolo di essere l’elemento determinante per lo svolgimento dei rilievi, scappavano subito dopo per fare qualcosa, fosse pure solo per guardare cosa facevano gli altri. Era a Roma da poco tempo e districarsi nei rapporti tra colleghi e addetti a vario titolo nei luoghi degli accadimenti non gli era ancora familiare: non era mai facile comprendere chi facesse cosa. Il grado o la qualifica poco contavano di fronte all’esperienza o all’età di servizio. Questo l’aveva capito fin da subito al comando quando venne “autorizzato” a parcheggiare la vettura nel posto a lui assegnato solo dopo qualche settimana, quando il collega della guardiola era riuscito a trovare una piazzola adeguata a un impiegato anziano.
«Dottò!» gli dissero. «Abbia pazienza, gliè parlo io. Nun se stia a dannà! Per adesso parcheggi là che c’è ombra, poi gliè sistemo tutto io!» In effetti, la sua pazienza fu premiata, il parcheggio si liberò e la vecchia Alfa Romeo Arna dell’impiegato trovò pace da qualche altra parte. Capì che la sua fu una vittoria di Pirro guardando la sua macchina sepolta sotto gli aghi del pino silvestre mentre la vecchia Arna rimaneva pulita per settimane protetta da una tettoia che si materializzò d’incanto in pochi giorni.
Proseguirono zigzagando tra le persone e arrivarono ai piedi della scala. Il commissario, nonostante il traffico umano, riuscì ad apprezzarne l’imponenza architetturale: sinuosa ed elegante portava al piano superiore con un movimento curvo e ampio, senza interruzioni; il muro che la conteneva, alto e bianco, la rendeva ancor più possente in un gioco di luci e ombre soffuse che divenivano nette allo scattare dei flash delle macchine fotografiche.
Arrivò al pianerottolo del primo piano dove, l’avevano avvisato, si sarebbe trovato di fronte a un cadavere. Parte del corpo era disteso lungo la rampa della seconda scala e la testa era riversa sul pavimento: si trattava di una donna.

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