COVID-19 a Macavane

Il nostro medico in Mozambico, dott. Carlo Cerini, ci regala alcuni pensieri

 COVID-19 A MACAVANE

La sconnessa via sabbiosa che porta a Macavane é la stessa di ogni mese, solo un pó piú malandata a causa delle recenti piogge. Evitando le buche, abbiamo notato una grande differenza, non nella Natura ma nel fattore umano. Dentro l’ambulanza eravamo solo in quattro, distanti e protetti. Pochi, rispetto alla consueta equipe variegata che compone la TARV-MÓVEL. Tutto intorno, non abbiamo incontrato donne in cammino per raggiungere il luogo della concentrazione, il riferimento sanitario per la comunitá. Abbiamo sorpassato Golo, ma non é servito procedere a passo d’uomo tra gli studenti in divisa azzurra. I pochi ragazzini ostinatamente a spasso, semplicemente ridevano urlando “Coronavirus!” al nostro passaggio in auto.

Quando siamo arrivati c’erano solo 12 persone ad attenderci.

Le Brigadas Moveis sono state sospese dal Ministero della Salute mozambicano al fine di evitare i raggruppamenti e prevenire la diffusione di COVID-19, che per ora ha colpito ufficialmente solamente 28 mozambicani in tutto il Paese. La conseguenza piú immediata é stata quella di aver lasciato le comunitá piú isolate sprovviste di vaccinazioni, visite alle donne in gravidanza, trattamento per la malaria. Qui a Macavane, come in altre 3 comunitá, siamo riusciti almeno a garantire l’offerta dei farmaci antiretrovirali per il trattamento di HIV che non puó essere interrotto: queste 12 persone, come le oltre 150 a Morrumbene, sarebbero rimaste senza terapia.

Prima di iniziare le visite, abbiamo riunito il piccolo gruppo per spiegare le ragioni di questo cambiamento: si é parlato di distanziamento sociale, di igiene personale, del fatto che gesti quotidiani come andare a prendere l’acqua al pozzo o la partecipazione ad una cerimonia tradizionale siano ora considerati un rischio per la salute. Questione di vita o di morte, tanto per cambiare. Dire di fare attenzione ad andare in ospedale, dopo tanti mesi a ribadire l’importanza di accedervi investendo il tanto tempo e il poco denaro, appare a noi stessi poco convincente.

Le nonnine ascoltano, ripetono, mimano i gesti del lavaggio corretto delle mani, strofinando goffamente i palmi sui dorsi delle mani incrociando le dita per almeno 20 secondi, improvvisando un’azione che appare mossa da altre braccia.

Anche in Mozambico, ci stiamo preparando. Ma la preoccupazione del contagio coesiste con la consapevolezza che le attuali strategie di prevenzione, anche senza epidemia, avranno conseguenze negative incalcolabili sulla salute di persone che, ancora una volta, non possono scegliere. É vero, ci stiamo preparando. Ma sembra per una corsa in cui nessuno puó arrivare primo.

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